domenica 20 marzo 2016

11^ "FAZIOLADA IN BARENA": SABATO 19 MARZO 2016























il resoconto di Massimo Veronese


 Molto probabilmente, nel raccontare dell'undicesima edizione della “Faziolada in barena”, sarò tacciato di proselitismo e di esser un pò retorico nella forma ma dopo ciò che ho visto stamattina mi scappa addirittura di essere autocelebrativo. Ed il motivo di questo sta nella soddisfazione personale provata alla fine del mostro peregrinaggio al “capitelo”, allorchè i nostri spazi si sono tarsformati in un alveare fervente di attività: i nostri “veci” indaffarati nel cucinare le pietanze per la festa, preoccupati che non mancasse nemmeno un bicchier d'acqua, altri nell'aiutare gli atleti che man mano rimessavano le barche, chi risciacqua, chi mette via remi e forcole e così via! Attività normali per le società che hanno avuto la legittima possibilità di ottenere locali adatti all'attività remiera, con tanto di un tetto sopra la testa. Non molto normali per chi, come noi, da quarant'anni è vittima di promesse mai mantenute da politici spregiudicati, facciatosta e voltagabbana senza ritegno e rispetto, che di turno elettorale in turno elettorale si sono alternati nel far bella mostra del loro basso valore morale anche davanti a chi si prodiga volontariamente e senza tornaconti personali per tramandare ai posteri l'arte del remo, la tradizione, la venezianità, al fine di non far perdere di vista le nostre origini, chi siamo e da dove veniamo: “desgrassiai”! E come se non bastasse, la prima società remiera depositaria di uno statuto regolare, ribadisco “REMIERA”, con tutto il background di significati, valori, modi di essere, di comportarsi e di vivere l'aggregazione in un certo modo, come se non bastasse nel 2012 è stata colpita da “popò” di tromba d'aria che ha distrutto o danneggiato 32 imbarcazioni, decine di remi e forcole, le già fragili strutture e via di seguito. Naturalmente, vista la precaria situazione in cui ci siamo ritrovati ad operare, con il conseguente abbandono dell'80% delle 35 “maciarele” che frequentavano i nostri corsi e riempivano di trofei le nostre bacheche, di un grosso numero di atleti e regatanti adulti che hanno preferito mollare nel momento del bisogno per “spogliatoi” migliori, nel momento in cui pochi hanno resistito con orgoglio e campanile prodigandosi, anche con l'aiuto di società consorelle e artigiani che hanno regalato la loro opera per la nostra rinascita. Stamattina eravamo ancora una volta in tanti, e tutti con la voglia di continuare e non mollare. Avrei abbracciato tutti i compagni della mia remiera uno ad uno: i “fioi” che hanno animato il cantiere per tutto l'inverno nonostante scuola, impegni e “caigo”; le tante studentesse “foreste” e la compagnia di donne ufficiali di marina militare che hanno fatto la stessa cosa integrandosi alla grande, orgogliose di essere dei nostri; mamme e papà dei ragazzini che si sono fatti coinvolgere dalla voga veneta accompagnando i figli e che ora non rinunciano per nulla al mondo alle due/tre uscite settimanali; Dino Righetto, Lino Farnea, Erla Zwingle e la loro incredibile disponibilità nel portare fuori tutta questa gente regalando loro con grande pazienza i primi rudimenti della voga veneta; Oscar D'Antiga, Gianni Busetto, Claudio Foccardi che hanno diretto ed eseguito le operazioni di ricostruzione di tensostrutture resistenti per il ricovero delle barche; tutti quelli che di volta in volta li hanno aiutati nel tempo libero; e Tino, Aldo, Nico, Gino, “el presidente” nonché tutti quelli che mi sto dimenticando! La “Faziolada in barena”? Stupenda come al solito! La “Katia Riciarelli”, nostra “balotina” ammiraglia, in testa al corteo a far bella mostra di sé con un equipaggio di ragazzini guidati da Gianni “armaron”. A seguire valesane, gondola e pupparin a un remo, mascarete a due remi, sandolo, pupparin e gondola a quattro remi, due caorline; e poi tanti amici della Querini, Generali, Murano e barche che si sono aggregate vedendo la processione. Tutti fino al nostro “capitelo” alla fine di “Canal Tresso”, tra Sant'Erasmo e Burano dove Don Filippo dei Salesiani di Castello ha officiato una breve omelia ed impartito la benedizione ad atleti e natanti. Immancabile Inno a San Marco e poi il classico ritorno all'insegna delle numerose regate tutti contro tutti con tanto di scorrettezze, “sèra de qua”, “sèra de là”, abbordaggi, “spente” e quant'altro: l'importante era arrivare per primi in grù e per primi ricevere in premio l'agognata abbuffata! Davvero grazie a tutti.


FOTO DI VIVIANA ED ERLA ZWINGLE





















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